Parco Archeologico e Museo di Santa Giulia a Brescia

L'itinerario

BRIXIA parco Archeologico di Brescia romana e Museo di Santa Giulia sono due incredibili gioielli a poco più di un'ora di macchina da Vicenza o a 40 minuti di treno. Può sembrare un po' fuori mano ma Brescia è molto vicina e ben collegata a Vicenza e una puntatina a questo spettacolare complesso museale vale la pena farla.

In auto potete prendere l'autostrada A4 direzione Milano e uscire a Brescia Centro. Poi seguite le indicazioni per il centro storico fino a Piazzale Arnaldo dove troverete un comodo parcheggio (a pagamento).

Da qui potete proseguire a piedi seguendo le indicazioni molto chiare che vi porteranno direttamente al museo di Santa Giulia. Il consiglio che vi diamo è di iniziare da Brixia, il parco archeologico con il santuario repubblicano e l'anfiteatro. L'ingresso è contingentato per preservare gli affreschi e quindi è meglio prenotare l'accesso sul sito. 

Dopo il tour, all'uscita dall'anfiteatro romano, seguite le indicazioni del "Corridoio Unesco" che vi porterà all'ingresso del complesso museale di Santa Giulia allestito all'interno del convento di San Salvatore-Santa Giulia fondato dal re longobardo Desiderio e dalla moglie Ansa.

 

Link utili: Homepage - Fondazione Brescia Musei

                 Longobards in Italy. Places of the Power (568-774 A.D.) - UNESCO World Heritage Centre

 

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BRIXIA Parco archeologico di Brescia romana

Il Capitolium
Il Capitolium

L'area archeologica romana concentra i monumenti più importanti della Brescia romana. Gli edifici si sovrappongono a diversi livelli e il più evidente è il Capitolium, un edificio sacro databile al 73 d.C. Fu portato alla luce nel 1823 dopo una poderosa campagna archeologica senza precedenti. Sotto a questo grande edificio, ricostruito con i reperti rinvenuti durante gli scavi, è visitabile un santuario ancora più antico, databile intorno al I° secolo a.C. con meravigliosi affreschi miracolosamente conservati in tutto il loro antico splendore. L'accesso a quest'area è contingentato perché la conservazione degli affreschi ha richiesto un sofisticato impianto di climatizzazione che limita il numero di persone per ogni visita al fine di evitare sbalzi di umidità e calore che potrebbero essere fatali ai delicati affreschi. Prima dell'accesso bisogna attendere 4 o 5 minuti in una camera di compensazione dove potrete assistere ad un filmato che ricostruisce l'area sacra in 3d.

Nel tempio sono conservati i resti di molti degli arredi originali e una splendida statua in bronzo, la Vittoria Alata, sempre risalente al I° secolo a.C. oltre ad una collezione di reperti bronzei ritrovati con la scultura stessa.

Dopo l'uscita dalle sale del tempio si prosegue verso il teatro romano risalente all'età augustea tra la fine del I° secolo a.C. e l'inizio del I° secolo d.C. ma che ha subito diversi ampliamenti e rimaneggiamenti tra il II° e il III° secolo d.C.

La conservazione pressoché intatta della cavea rende bene l'idea di come dovesse essere l'edificio durante il suo utilizzo nell'antichità. Si vedono bene anche i pilastrini che sorreggevano il tavolato del palcoscenico e le pietre forate che servivano per far scorrere il sipario. Purtroppo l' edificio scenico crollò a causa di un terremoto nell'XI° secolo e possiamo solo immaginare come potesse essere con le nicchie e le statue e le classiche tre porte da dove entravano gli attori sulla scena.

Nel XIII° secolo sull'area fu edificato il palazzo della famiglia Maggi e successivamente tutta la zona divenne una cava di materiali a cielo aperto e in seguito completamente abbandonato.

Una volta usciti dall'anfiteatro basta seguire le indicazioni del corridoio Unesco per raggiungere l'ingresso del museo di Santa Giulia a poche centinaia di metri.

 

Museo di Santa Giulia

Santa Giulia: il coro delle monache
Santa Giulia: il coro delle monache

Il museo di Santa Giulia è allestito all'interno del complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia che fu fondato da Desiderio, futuro re dei longobardi, e da sua moglie Ansa nel 753.

Il monastero benedettino femminile rimase attivo fino alla fine del XVIII° secolo quando gli ordini religiosi furono soppressi ed è stato utilizzato per lungo tempo in maniera impropria. Nel 1998 l'amministrazione comunale di Brescia pianificò e realizzò accurati lavori di scavo e di restauro restituendo al mondo una delle più belle opere religiose italiane.

L'intera struttura si estende per più di 18.000 mq ed è molto articolata, costituita dagli edifici religiosi, dai chiostri e dagli ambienti di servizio che via via, nel tempo, si sono aggiunti.

Le varie sezioni del museo espongono reperti che raccontano la storia della città dalla preistoria fino alla fine del 1700 e racchiudono anche numerosi scavi che hanno portato alla luce antichi quartieri abitativi di epoca romana.

Nonostante i danni provocati dall'uso del monastero in epoca napoleonica come caserma e nonostante una parte di uno dei due chiostri sia andato distrutto a causa di una esplosione delle munizioni depositate li dai soldati francesi, possiamo ancora ammirare il prospetto della basilica longobarda di San Salvatore, uno dei pochi esempi di basilica che si sono conservati e che sono visitabili, il meraviglioso Coro delle Monache e la chiesa rinascimentale di Santa Giulia il cui accesso è all'esterno del monastero.

Una piccola curiosità: sotto al prato del monastero durante i lavori sono stati rinvenuti i resti di numerose domus romane facenti parte di un grande quartiere portato alla luce tra il 1980 e il 1992. Oggi questi ritrovamenti sono stati messi in sicurezza e coperti nuovamente ma alcune porzioni di questa zona residenziale sono visibili lungo i percorsi museali.

Infine, ma non meno interessante, il chiostro di santa Maria in Solario, un edificio romanico a pianta quadrata su due piani. Al piano inferiore veniva conservato il tesoro del monastero mentre al piano superiore c'era la cappella privata delle monache a cui avevano accesso la madre badessa e poche altre. In questa splendida cappella medievale è conservata la Croce di Desiderio, una rara opera di oreficeria di epoca carolingia (IX° secolo) con 212 gemme incastonate.