Strada delle 52 Gallerie

L' idea della strada
Alla fine del gennaio 1917, uno degli inverni più rigidi e nevosi del secolo, la 33° compagnia minatori iniziava i lavori per la costruzione di una delle opere più ardite di ingegneria militare dell'intera guerra.
Partirono da Bocchetta Campiglia con i primi scavi per realizzare una strada mulattiera che doveva consentire da un lato una più agevole difesa dei crinali di Forni Alti e della Bella Laita e dall'altro, passando per Passo di Fontana D'Oro, preparare una nuova via di accesso protetta per arrivare a Porte del Pasubio proprio nelle immediate retrovie del fronte montano.
Il principale problema da affrontare era quello di stabilire il percorso più adatto in una zona praticamente sconosciuta di cui non esisteva alcun rilievo topografico e che non aveva sentieri di accesso. La montagna si presentava come un groviglio di torrioni e strettissimi canaloni apparentemente impossibili da vincere.
Il sottotenente Ugo Cassina, uno degli ufficiali che parteciparono all'impresa, scrive: " Non esisteva un progetto definitivo del lavoro, perché era impossibile redigerlo. Si decise di innalzarsi man mano e di condurre avanti contemporaneamente un sentiero, che permettesse di studiare il tracciato ulteriore della strada. Lo scopo principale che ci proponemmo innanzitutto fu quello di raggiungere la cresta della parete rocciosa che s'elevava a picco, di fronte a Bocchetta Campiglia. Poi, avremmo deciso il da farsi. Infatti noi sapevamo di dover raggiungere Forni Alti e il Passo di Fontana D'Oro, ma non avevamo la minima idea del come avremmo potuto arrivarci, perché la Bella Laita, che bisognava attraversare, era inaccessibile."
L'inizio dei lavori

Nel Febbraio del 1917 il tenente Zappa, comandante della 33° compagnia minatori, riceve l'incarico di realizzare una strada mulattiera coperta e protetta che consenta l'accesso in sicurezza al fronte del Pasubio. Zappa, armato di macchina fotografica, scatta alcune foto del massiccio e inizia a studiare un possibile percorso. Distacca una squadra di 16 uomini per iniziare subito un sentiero esplorativo e individua un punto nel quale iniziare lo scavo della prima galleria la numero 8. Si trattava di una lunga galleria cannoniera con quattro aperture per posizionare i pezzi d'artiglieria e mettere quindi in difesa il crinale. Si possono vedere ancora oggi perfettamente intatte. Il tratto tra la prima e la nona galleria era un segmento a sé stante che doveva portare vicino alla parete della montagna vera e propria. Infatti dalla decima galleria inizia lo scavo nel cuore del massiccio vero e proprio, la parte più complessa dell'intera opera: le pareti della Bella Laita.
La 33° compagnia si trasferisce sul Pasubio

Nel marzo del 1917, finiti i lavori in cui era impegnata sul Novegno, la 33° compagnia si trasferisce tutta a Bocchetta Campiglia dove si accampa. Vengono realizzati i baraccamenti e gli alloggi per gli ufficiali, i magazzini e le officine e i depositi dei materiali. Ora i lavori procedono spediti. Il tenente Zappa scatta molte foto sia dei lavori in corso che del crinale della montagna, poi alla sera, tiene consiglio con gli altri ufficiali per valutare quale sia il percorso migliore del tracciato. L'ufficiale è infaticabile: durante il giorno esplora i pendii e effettua molti sopralluoghi per vedere con i propri occhi la situazione del terreno che man mano si dovrà affrontare. Nell'aprile del 1917, nonostante vi sia ancora la neve, il tratto tra la 1° e la 9° galleria è praticamente completato. In questa prima fase l'elevazione de percorso è modesta: 110 metri di elevazione su 1000 totali di sentiero. Siamo arrivati fuori dalla 9° galleria. Davanti ai genieri si erge la parete della Bella Laita che dovrà essere superata con una galleria ardita e poi altre 10 con alcune (la 12°, la 19° e la 20°) scavate a spirale per guadagnare quota. Subito dopo la 10° galleria vengono approntate altre postazioni cannoniere in galleria per proteggere questa parte del crinale.
Le teleferiche

Per il trasporto dei materiali in quota era necessario avvalersi di teleferiche. Non era semplice costruire questo genere di manufatti in zone così impervie, tuttavia, con molto sforzo e grandi fatiche, vennero approntate ben tre teleferiche. Ci soffermiamo in particolare su questa che si trovava all'uscita della 13° galleria. Era proprio sopra il grande campo base di Bocchetta Campiglia ed era usata per trasportare i materiali pesanti sui luoghi in cui si stava lavorando. Si nota anche un cavo più fino sulla destra; era una teleferica più piccola che raggiungeva la sommità della 19° galleria all'imbocco della quale era stato costruita un altro piccolo campo base con ricoveri e depositi.
La foto è stata scattata in un momento di pausa, un momento in cui gli uomini stanno mangiando. Nonostante la situazione precaria possiamo ben vedere che si tratta di una struttura solida, ordinata, con i parapetti ben saldi e con le assi battitacco per impedire scivolate accidentali fuori dalla piattaforma. Un telo protegge la teleferica più piccola dalla pioggia e dall'umidità e tutto è in perfetto ordine, pulito. Sembra quasi non si tratti di militari in guerra ma di normali maestranze in un cantiere. Gli uomini stanno mangiando pane e formaggio. Si comprende che si tratta di persone che da civili svolgevano il lavoro di carpentieri, muratori, falegnami, la cui arte e sapienza di cantiere è trasferita in toto in una situazione particolare ma che nella sostanza rimane fedele al passato professionale di ciascuno.
In un biglietto di lavoro ritrovato tra le carte del tenente Zappa troviamo un suggerimento del sergente Missana che, evidentemente, da civile faceva il carpentiere che propone un metodo diverso per incastrare le travi di sostegno più sicuro e più solido con un taglio particolare. Il biglietto è corredato di un dettagliato disegno che evidenzia il taglio dell'incastro proposto rispetto all'incastro standard. Questo ci da l'idea della maestria e dell'esperienza delle maestranze che partecipavano ai lavori.
Il metodo di lavoro

Realizzare una strada in galleria in una zona di cui non si sa nulla sarebbe un' impresa complicata anche al giorno d'oggi. L'intraprendenza e la perizia di questi giovani ufficiali ha reso possibile la costruzione di questa ardita opera militare in meno di un anno. Il metodo di lavoro escogitato dai militari era piuttosto pratico: ognuno degli ufficiali era responsabile di un tratto di strada e doveva risolvere i problemi relativi a quel tratto. Alla sera si teneva regolare consiglio per tenere traccia dei progressi compiuti e delle difficoltà incontrate. La visione d'insieme era sempre condivisa e tutti sapevano come la strada sarebbe stata alla fine. Molto spesso, la scelta del percorso e della quota del sentiero era determinato dalla neve: dove la neve si accumulava e rimaneva stabile era segno che li c'era una soglia o un davanzale che permetteva il passaggio della strada in sicurezza e senza dover sbancare tratti di roccia troppo estesi. Le gallerie erano realizzate con scavi fatti a suon di compressore e in molti casi venivano praticate delle aperture laterali al senso della galleria e poi le squadre, dopo essere penetrate nella montagna per la larghezza necessaria scavavano contemporaneamente i due tronconi della galleria. Si risparmiava tempo e fatica. Man mano che i lavori salivano di quota venivano realizzati dei campi base intermedi dove alloggiavano le squadre e dove venivano depositati i materiali via via necessari.
La fine dei lavori

Alla fine di novembre del 1917 la strada è ormai completata e ha raggiunto Porte del Pasubio, proprio dietro al fronte. Manca solo qualche piccolo lavoro di rifinitura ma la tragedia di Caporetto costringe il comando a trasferire la 33° compagnia nell'alta Val di Chiampo per approntare eventuali opere difensive necessarie ad arginare la paventata avanzata austriaca.
C'è molto rammarico per non poter rimanere a finire fino in fondo questa splendida e ardita opera militare. All'imbocco della prima galleria, quella di Bocchetta Campiglia, nel novembre del 1917 c'è un misterioso manufatto ricoperto di pietre grezze che contorna e sovrasta l'ingresso. Il tenente Cassina ce ne parla in un breve scritto mentre esprime il suo dispiacere per l'ordine di abbandonare i lavori ci spiega che quelle pietre nascondono il portale d'ingresso (visibile ancora oggi) che la compagnia aveva meticolosamente costruito in cemento con la scritta in latino " EX ARDVIS PERPETVVM NOMEN". Era stato costruito per essere scoperto a fine lavori, quasi ad una specie di solenne inaugurazione, simbolo dell'orgoglio dei soldati che parteciparono a quell'impresa.
La strada fu utilizzata fino alla fine della guerra per rifornire i reparti della brigata Liguria attestati sul Pasubio, in quel piccolo villaggio chiamato "el Milanin" dal generale Papa.
I protagonisti

Tenente Giuseppe Zappa
Il tenente Zappa fu il comandante della 33° compagnia minatori che ebbe l'incarico di realizzare la strada delle 52 gallerie. Era nato a Reggio Emilia il 28 dicembre 1887 e all'età di 29 anni è già al comando della compagnia. Si era laureato nel 1911 al Politecnico di Milano in ingegneria meccanica e aveva prestato servizio militare (prima della guerra) nel Genio. Lavorava nei cantieri navali di Genova dove progettava motori navali. Ben poco, quindi, aveva a che fare con la costruzione di strade militari in alta montagna...
Tenente Ugo Cassina
Il tenente Cassina era nato il 1 aprile 1897 e non aveva ancora compiuto vent'anni all'inizio della costruzione della strada. Studente di matematica al Politecnico di Torino, non era nemmeno laureato quando scoppiò la guerra. Era nato a Polesine Parmense in provincia di Parma e a lui dobbiamo la realizzazione della 19° e della 20° galleria, le più ardite, scavate a spirale per guadagnare quota. Anche lui non aveva alcuna esperienza di costruzione di strade e tanto meno di scavi di gallerie.
Capitano Corrado Picone
Il capitano Picone arriva al comando della 33° compagnia in sostituzione del tenente Zappa. Ha solo 24 anni (5 meno di Zappa) ma ha comunque grande competenza ed esperienza perché è laureato in ingegneria all'Accademia Militare del Genio di Torino. Originario di Napoli è un uomo autorevole e dopo le iniziali perplessità sul modo di procedere nella realizzazione della strada ne sposerà completamente la filosofia.
I numeri della strada

La strada è lunga 6300 metri: 2300 sono in galleria i restanti 400 metri sono scavati a mezza costa nella roccia.
Parte da una quota di 1216 metri e raggiunge la quota di 1928 metri con un dislivello totale di 784 metri.
Le gallerie sono 52, alcune delle quali hanno aperture per posizionare pezzi di artiglieria a protezione del transito.
La costruzione è iniziata con un plotone di 10 uomini arrivando ad impiegare ben 600 uomini nel prosieguo dei lavori. Furono impiegati ben 40 perforatori ad aria compressa in uso contemporaneamente lungo tutto il percorso ed erano collegati tramite chilometri di tubazioni alla centrale di produzione situata a Bocchetta Campiglia. Le teleferiche per il trasporto dei materiali erano 3.
La strada aveva una larghezza minima di 2,20 metri per consentire il transito di due muli con relative salmerie contemporaneamente (in salita e in discesa). Il raggio esterno delle curve è di 3 metri. La pendenza media è del 12% ma in alcuni punti arriva al 22%. La 19° galleria è la più lunga (320 metri) ed ha una forma elicoidale, scavata all'interno di un torrione. Altra particolarità è la galleria nr. 20 scavata anch'essa all'interno di un torrione ma molto più stretto creando quindi una salita a spirale, come un cavatappi. Il punto più elevato lo si raggiunge con la 47° galleria ad un altitudine di 2000 metri s.l.m.
I lavori durarono in tutto 10 mesi tra il febbraio e il dicembre del 1917 e nel cantiere persero la vita 4 soldati precipitati nei canaloni.
Curiosamente il capitano Picone assegnò un nome a ciascuna delle gallerie e questi nomi sono stati ripristinati nel 1991 apponendo all'ingresso di ciascuna una targa che ne riporta anche la lunghezza.
Galleria nr. 1 Capitano Zappa metri 17
Galleria nr. 2 Generale D'Havet metri 65
Galleria nr. 3 Rovereto metri 14
Galleria nr. 4 Tenente Battisti metri 31
Galleria nr. 5 Oberdan metri 10
Galleria nr. 6 Trieste metri 17
Galleria nr. 7 Generale Cascino metri 35
Galleria nr. 8 Generale Cantore metri 23
Galleria nr. 9 Generale Zoppi metri 38
Galleria nr. 10 Tenente Vasc, Sauro metri 12
Galleria nr. 11 Maggiore Randaccio metri 28
Galleria nr. 12 Capitano Motti metri 95
Galleria nr. 13 Capitano Filzi metri 27
Galleria nr. 14 Capitano Melchiori metri 61
Galleria nr. 15 Tortona metri 45
Galleria nr. 16 Reggio Calabria metri 74
Galleria nr. 17 Bergamo metri 52
Galleria nr. 18 Parma metri 46
Galleria nr. 19 Re metri 318
Galleria nr. 20 Generale Cadorna metri 86
Galleria nr. 21 Generale Porro metri 20
Galleria nr. 22 Breganze metri 8
Galleria nr. 23 Generale Capello metri 18
Galleria nr. 24 Bologna metri 16
Galleria nr. 25 L' Aquila metri 11
Galleria nr. 26 Napoli metri 24
Galleria nr. 27 Capitano Picone metri 98
Galleria nr. 28 Genova metri 14
Galleria nr. 29 La Spezia metri 31
Galleria nr. 30 Miss metri 10
Galleria nr. 31 Generale Papa metri 72
Galleria nr. 32 Palazzolo metri 48
Galleria nr. 33 33° Minatori metri 57
Galleria nr. 34 Generale Giustetti metri 132
Galleria nr. 35 Trani metri 10
Galleria nr. 36 Generale Garibaldi metri 12
Galleria nr. 37 Balilla metri 26
Galleria nr. 38 Torino metri 29
Galleria nr. 39 Mantova metri 53
Galleria nr. 40 Trento metri 10
Galleria nr. 41 26° Minatori metri 24
Galleria nr. 42 Macerata metri 19
Galleira nr. 43 Polesine metri 55
Galleria nr. 44 Zappatori Liguria metri 22
Galleria nr. 45 Plotone 25° Minatori metri 83
Galleria nr. 46 Piceno metri 65
Galleria nr. 47 Pallanza metri 22
Galleria nr. 48 Cesena metri 14
Galleria nr. 49 Soldato Italiano metri 19
Galleria nr. 50 Cavalieri di Vitt.Veneto metri 27
Galleria nr. 51 Plotone Minatori Sardo metri 66
Galleria nr. 52 Sardegna metri 86